Finalmente è successo. Non ci speravo proprio, visto le manovre del Ministero DIstruzione, ma nonostante tutto sono diventata una prof. di ruolo, superfesteggiata, tra l'altro. Quello che doveva essere uno sbocco naturale dei sacrifici compiuti assomiglia sempre di più a una vittoria al Superenalotto, e anche questo fa pensare (ometto altri pensieri brutti e cattivi nei confronti delle scelte ministeriali, altrimenti non smetterei più di scrivere, stanotte). Finalmente il mio lavoro, quello che mi piace fare, che ho sempre fatto e che farò per molti anni ancora, acquista l'ufficialità che mancava.
Oltre alla sicurezza lavorativa - anche nel senso etimologico, di assenza di preoccupazioni, quanto meno di alcune -, a uno stipendio fisso, e alla facoltà, se ne avessi bisogno, di poter chiedere un part time, ciò porterà un netto miglioramento nella qualità del lavoro, consentendomi, finalmente, di poter portare avanti una classe e di poter raccogliere un minimo di ciò che ogni anno seminerò, di poter pensare alla scuola e dire " a scuola mia", di poter scegliere un libro di testo che poi userò (per almeno 5 anni), di partecipare al collegio del 30 giugno pensando che l'anno dopo tutto ciò mi riguarderà, di poter rispondere che ci sarò agli alunni che mi chiedono se l'anno successivo sarò la loro insegnante...
Dopo un primo senso di svenimento, in questi primi giorni segnati ancora da una certa inconsapevolezza ho di sicuro la testa più leggera, e ho smesso di consultare febbrilmente il sito del provveditorato (USP, per gli addetti ai lavori). Sto piano piano mettendo a fuoco i cambiamenti che ci saranno e che aspettavo da tanto. Ma accanto a questa nuova gioia crescente ho la certezza che quelle antiche non potranno proprio essere soppiantate: nessuna nuova conquista per ora è neanche lontanamente paragonabile ad esse. La presenza di mio marito, i giochi e le chiacchierate con Anna, gli sguardi e i sorrisi con cui Marta mi fa sentire speciale sono e rimangono per me l'antidoto più forte ad ogni tristezza del mondo. Saranno questi gli elementi che arricchiranno più di tutto il mio essere insegnante. E rendo grazie per questo.





Anna ha tanti amici con cui giocare: Minni, Titti, An(d)iam - cioè i nanetti di Biancaneve, i suoi preferiti -, Lalà (alias Cenerentola), Gnao (gli Aristogatti), Gliash (i Simpson, non chiedetemi perché li chiama così)... ma ce n'è uno di gran lunga più intraprendente: è Bambi.